Narciso contro Vampiro

Non fidatevi della fotografia

Vampiro odia lo specchio e si ritrae dalla propria immagine, Narciso nello specchio si perde estasiato; due opposti che interpretano il mito dell’immagine e dell’autorappresentazione, due mondi in antitesi fra loro sulla ricerca dell’analogo perfetto nel mondo. E nell’arte cosa ha significato per gli artisti raffigurare il proprio volto?

L’autoritratto è un IO narrante, è l’immagine che coltiviamo di noi, può rappresentare quella nel sociale o quella con cui desideriamo che gli altri ci vedano e intendano il nostro stile artistico e di vita.

Le opere di autorappresentazione attraverso i secoli sono state concepite in modo piuttosto diverso; dal mito di Narciso in poi si è passati dal volto come espressione dell’anima e veicolo del divino, ad una diffusa autorappresentazione nel collettivo attraverso opere in cui gli artisti compaiono in scene sia sacre che profane, per poi entrare in epoche in cui si sono affrontati concetti più profondi come la meditazione sul sé ed il senso dell’esistenza e dell’arte stessa.

Ma è solo con la modernità che l’autoritratto si tinge di valenze romantiche e diviene luogo di elaborazione del mito dell’artista e ci si può interrogare sulla sincerità e sulla mendacia in riferimento all’abisso del sé: “The truth of masks” ci sussurra Oscar Wilde, l’uomo è meno se stesso quando parla in prima persona, dategli una maschera e vi dirà la verità.

Ecco quindi che nella contrapposizione tra Narciso e Vampiro si inserisce un tema molto affascinante, quello del falso nell’autoritratto! Il processo interiore della cognizione della propria identità é per definizione un processo di sdoppiamento, quando la persona si dipinge o si fotografa sovente la figura che ne scaturisce è più una sorta di personaggio.

Leggiamo allora queste parole di Joan Fontcuberta sulla mitologia e sugli specchi: Narciso incarna l’uomo innamorato della propria immagine, ossessivamente attaccato al suo riflesso, il vampiro invece è privo di riflesso, gli specchi non riflettono la sua immagine; davanti allo specchio Dracula e la sua corte diventano invisibili e quindi mentre nei Narcisi prevale la seduzione del reale, negli altri la frustrazione del desiderio, la presenza nascosta, la sparizione.

Ma un ulteriore elemento si inserisce a questo punto nell’annoso tema dell’autoritratto, sia esso pittorico che fotografico: il ritocco, pratica denigrata dai puristi, adottata da chi ritiene necessario intervenire con quella sorta di “corruzione” che consenta di attenuare i difetti di un volto.

La manipolazione si presta molto bene oggi nella fotografia in quanto facilmente realizzabile e più in relazione all’estetica come i nostri tempi richiede, potrebbe paradossalmente essere considerata addirittura un atto creativo a se stante; in fondo è stato Picasso a dirci che l’arte è una menzogna che ci permette di dire la verità e quindi, per lasciare un’impronta indelebile nella memoria degli uomini, è lecito ogni mezzo che la tecnologia ci mette a disposizione perché l’importante è il contenuto del messaggio che si vuol far passare e non ciò che è effettivamente rappresentato.

Potremmo anche pensare che in fondo nulla sia reale, sarebbe molto più comodo e ci scagionerebbe da ogni atto di frode, l’illusione è parte del simbolico, serviamocene, perché l’artista cerca sempre di rendere più lirica la propria opera, di caricarla di significati, di ottenere maggior forza narrativa.

In conclusione, quindi, non ha vinto nessuno; la lotta tra Narciso e Vampiro resta impari, la questione del viso si capovolgerà più volte nel tempo, dalla persona si torna alla maschera, al dipinto camuffato, dallo specchio si approda al selfie dei nostri tempi. I protagonisti di un tempo come Bellini, Tintoretto, Rembrandt, Tiziano e molti altri sono stati forse più sinceri con il pennello di noi oggi con la tecnologia del digitale? Difficile pronunciarsi in merito, in ogni caso meglio avvalersi di una semplice precauzione quando osservate un ritratto prodotto oggi:

non fidatevi della fotografia!

Marzo 2025 – Silvana Piatti Grafologia e Firmologia dell’arte attributiva